Fiorentina, tre giornate e ancora zero punti: cosa dice (e cosa non dice ancora) un esonero così veloce

Autore: Luca Lepre

Tre giornate, tre sconfitte, nove gol subiti e Fabio Grosso esonerato. Cosa dice davvero un esonero così veloce, e cosa è ancora troppo presto per sapere.

La settimana scorsa ho scritto di sei squadre a punteggio pieno dopo due giornate, e di quanto sia rischioso leggerci già un verdetto.

Questa settimana la stessa logica va applicata al contrario.

Il caso è la Fiorentina.

 

Il dato nudo

Tre giornate, tre sconfitte.

1ª giornata: 0-4 in trasferta contro la Roma.

2ª giornata: 0-3 in casa col Frosinone.

3ª giornata: 1-2 in casa col Torino, con la squadra avanti al 47′ e ribaltata negli ultimi venti minuti.

Bilancio dopo tre partite: un gol fatto, nove subiti. Ultimo posto in classifica, a quota zero.

Fabio Grosso è arrivato in estate dal Sassuolo, dove aveva chiuso con una salvezza all’undicesimo posto, e alla Fiorentina aveva firmato fino al 2028.

È stato esonerato il 6 settembre 2026, in tarda serata.

Il comunicato della società dice così: “ACF Fiorentina comunica che Fabio Grosso è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile”.

Tre partite, contro un contratto lungo tre anni.

 

Il dettaglio che rende la storia più interessante

Al suo posto è tornato Paolo Vanoli, ufficiale dal 7 settembre con un contratto biennale.

E Vanoli non è semplicemente un ex allenatore richiamato per esperienza.

Era già stato l’allenatore della Fiorentina fino a giugno. Il contratto era in scadenza, il club ha scelto di non proseguire, e al suo posto è arrivato Grosso per un nuovo corso.

Quel nuovo corso è durato tre partite.

Meno di tre mesi dopo averlo lasciato andare, la Fiorentina ha richiamato lo stesso allenatore.

È una scelta che dice qualcosa anche sulla società, non solo sulla squadra.

 

La domanda che vale la pena farsi

Tre partite sono un campione piccolo.

Vale per chi vince, come ho scritto la settimana scorsa. Vale identico per chi perde.

Tre sconfitte non bastano da sole a dire se una squadra è messa male per l’intera stagione, o se ha solo incontrato un calendario duro nel momento peggiore, con una rosa non ancora assestata.

La differenza è che una società non ha lo stesso lusso di tempo di chi legge i dati per analizzarli.

Aspettare la partita numero dieci per essere sicuri costerebbe un campionato già compromesso.

Visto solo con l’occhio della statistica, un esonero dopo tre giornate sembra irrazionale. Non lo è: è una scelta di rischio, presa con informazioni incomplete.

 

Cosa dicono davvero nove gol subiti

Nove gol in tre partite non sono un dettaglio che si aggiusta da solo.

Una fase difensiva che ha ceduto in modo sistematico, non per episodi isolati: questo è un fatto, non un’opinione su Grosso.

Quello che i numeri non dicono, e che nessuna statistica di tre giornate può dire, è quanto dipenda dall’allenatore, quanto dalla rosa e quanto dal calendario.

Roma, Frosinone e Torino non sono tre avversari equivalenti tra loro.

La classifica aggiornata la trovi sul sito della Lega Serie A, che è la fonte ufficiale.

 

Perché torna Vanoli, e cosa significa

Il richiamo non è una scommessa alla cieca.

Vanoli quella squadra l’aveva già tirata fuori da una crisi, e non da una crisi qualsiasi.

Era subentrato a Stefano Pioli il 7 novembre 2025 con la Fiorentina ultima in classifica e a otto punti dalla zona salvezza. L’ha chiusa quindicesima, salva.

È continuità nel metodo di gestione, più che una previsione sul risultato.

Non ho elementi per dire se basterà.

Dopo tre giornate, con un cambio di allenatore appena avvenuto, qualunque pronostico sul percorso della Fiorentina da qui a maggio sarebbe un numero buttato lì, non un’analisi.

La prima risposta arriva presto: il debutto di Vanoli è venerdì 11 settembre alle 20:45 a Venezia, nell’anticipo che apre la 4ª giornata.

 

La lezione di metodo, in una riga

Un campione piccolo resta piccolo anche quando i numeri sono brutti, non solo quando sono belli come la settimana scorsa.

La differenza tra leggere una statistica e leggerla con metodo non sta nell’ampiezza dell’entusiasmo, o dello sconforto, che genera.

Sta nel fermarsi a chiedersi cosa quel numero può davvero dire, e cosa è ancora troppo presto per saperlo.

 

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